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	<title>infotel sistemi &#187; morti bianche</title>
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	<description>Sicurezza d lgs 81 Enti Pubblici SGSL</description>
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		<title>A scuola di sicurezza lavoro</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Jul 2009 15:12:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[A scuola di sicurezza lavoro. È il progetto «Sicurimparando», promosso dalla prefettura di Torino con l’Inail, e rivolto agli allievi delle scuole primarie dai 7 agli 11 anni. L’iniziativa, che rientra nell’ambito delle attività previste dal «Protocollo d’intesa per la promozione della sicurezza nei luoghi di lavoro», sottoscritto il 26 giugno 2007, vedrà il coinvolgimento di 6000 alunni delle scuole primarie, 600 docenti e avrà ricadute anche sulle famiglie dei ragazzi interessati.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #003366;"><strong><img class="alignleft size-full wp-image-2283" title="0" src="http://www.infotelsistemi.com/wp-content/uploads/2009/07/0.jpg" alt="0" width="80" height="61" />Seimila alunni e seicento docenti saranno coinvolti in un progetto che durerà per tutto il prossimo anno scolastico</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #808000;"><strong>A scuola di sicurezza lavoro</strong></span>. È il progetto «Sicurimparando», promosso dalla prefettura di Torino con l’Inail, e rivolto agli allievi delle scuole primarie dai 7 agli 11 anni. L’iniziativa, che rientra nell’ambito delle attività previste dal «Protocollo d’intesa per la promozione della sicurezza nei luoghi di lavoro», sottoscritto il 26 giugno 2007, vedrà il coinvolgimento di 6000 alunni delle scuole primarie, 600 docenti e avrà ricadute anche sulle famiglie dei ragazzi interessati.</p>
<p style="text-align: justify;">Diversi i percorsi adottati nel corso del progetto, che durerà per tutto il prossimo anno scolastico: da «I rischi negli ambienti di vita e di lavoro», a «la sicurezza personale», a «la nutrizione umana e le problematiche connesse economico sociali», con la realizzazione, tra l’altro, da parte dei bambini di un manuale dei comportamenti corretti e la produzione di spot pubblicitari, di un protocollo di comportamento sulla corretta alimentazione, la creazione dell’orto di scuola con la produzione del compost ed il riciclaggio dei rifiuti.</p>
<p style="text-align: justify;">«Di sicurezza nei luoghi di lavoro &#8211; è stato sottolineato &#8211; si parla molto ma è importante costuire una vera cultura, cominciando proprio dai più piccoli, sui banchi di scuola».</p>
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		<title>Narrativa e morti bianche. Quando il trauma personale diventa dramma collettiv</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Feb 2009 22:29:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un racconto dello scrittore Antonio Pascale all&#8217;interno della campagna di comunicazione sociale dell&#8217;INAIL &#8220;Diritti senza rovesci&#8221;
Davanti al dolore degli altri non sappiamo mai come comportarci. Lo diceva la scrittrice e intellettuale statunitense Susan Sontag, lo ricorda Antonio Pascale, autore di &#8220;Trasformare il trauma in dolore&#8221;, uno dei sei racconti scritti per l&#8217;edizione 2008 della campagna [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em></em><em>Un racconto dello scrittore Antonio Pascale all&#8217;interno della campagna di comunicazione sociale dell&#8217;INAIL &#8220;Diritti senza rovesci&#8221;</em></p>
<p>Davanti al dolore degli altri non sappiamo mai come comportarci. Lo diceva la scrittrice e intellettuale statunitense Susan Sontag, lo ricorda Antonio Pascale, autore di &#8220;Trasformare il trauma in dolore&#8221;, uno dei sei racconti scritti per l&#8217;edizione 2008 della campagna di comunicazione dell&#8217;Inail &#8220;Diritti senza rovesci&#8221;, che raccoglie storie di discriminazione e <em>malolavoro</em>. Partendo dalle considerazioni sulla trasformazione del trauma in dolore da parte di Paolo, il counselor intervenuto a sostegno degli operai sopravvissuti al rogo della Thyssen Krupp che nel racconto viene citato con il solo nome di battesimo, Pascale riflette sugli infortuni sul lavoro e sulla loro rappresentazione mediatica, sul trauma e sulla sua difficile rielaborazione, sul rapporto tra le vittime degli infortuni e la comunità.</p>
<p><strong>Più che di un racconto vero e proprio si tratta di una riflessione su come confrontarsi con il tema degli infortuni sul lavoro ma anche con la loro narrazione. Perché non ha scelto di raccontare una storia?<br />
</strong>&#8220;E&#8217; un problema complesso. Io ho letto l&#8217;intervista allo psicologo del lavoro che doveva fungere da matrice, e mi è sembrato che ci fosse una sapienza e una cultura che andava rispettata e non andava colonizzata con una storia nuova<em> tout court</em>. Dovevo rispettare una sapienza e una cultura che nasceva da un lavoro quotidiano&#8221;.</p>
<p><strong>C&#8217;è un interrogativo, una sorta di filo conduttore che percorre l&#8217;intero testo: cosa deve raccontare un cronista o un narratore quando si confrontare con un tema come quello degli infortuni sul lavoro e, in particolare, con quelli mortali?<br />
</strong>&#8220;Si tratta di un problema moderno, in quanto le immagini e le denunce non mancano. Da dieci anni a questa parte sociologi, antropologi, studiosi di estetica si stanno chiedendo se davvero una denuncia fatta con un uso eccessivo di immagini violente possa essere efficace e se riesce veramente a comunicare un dolore e un disagio. È una domanda aperta, la cui risposta può essere data solo esaminando caso per caso la questione che di volta in volta si affronta. Leggendo l&#8217;intervista allo psicologo, mi sembrava che anche lui si interessasse a questo problema, ovviamente seguendo un suo percorso. Metteva in luce che una volta che l&#8217;evento è accaduto ed è stato raccontato da tutti, nessuno se ne occupa più. Nessuno pensa ai feriti, l&#8217;attenzione è tutta sui morti. Ma i morti sono morti e quelli che restano sono i feriti. È a loro che andava consegnata una possibilità di cura della ferita. Per questo, quando racconto un fatto tragico o violento, mi interrogo anche su come raccontarlo&#8221;.</p>
<p><strong>Quali sono gli ingredienti ricorrenti delle cronache pubblicate sui giornali e cosa invece resta puntualmente fuori?<br />
</strong>&#8220;Credo che ci sia un&#8217;esagerata velocità e un uso eccessivo dello zoom. Si preferisce usare continuamente la zoomata, cioè inquadrare il dettaglio, come se questo potesse esaurire l&#8217;argomento. E con dettaglio intendo tutto ciò che estorce una commozione, che ricatta con l&#8217;emozione. Invece il vero problema che un narratore si pone e sempre dovrebbe porsi è come collegare il dettaglio con l&#8217;insieme, a quale elemento dare di volta in volta la giusta attenzione. A me sembra che, siccome al giorno d&#8217;oggi i dettagli abbondano e chiunque con una telecamera può filmare una ferita aperta e riprendere una persona che grida, sia invece più importante a questo punto raccontare il contesto. È più importante perché si sposta l&#8217;attenzione dal morto alla cura dell&#8217;ambiente circostante e, così facendo, si sensibilizza anche la comunità che grazie a questo prende coscienza di un problema&#8221;.</p>
<p><strong>A un certo punto scrive: &#8220;Quello che le cronache, così concentrate sull&#8217;evento tragico, non riportano o non seguono più è che l&#8217;infortunio sul lavoro causa nel singolo e nella collettività una menomazione più profonda&#8221;. Che cosa intendeva?<br />
</strong>&#8220;Era una riflessione che partiva dalle parole dello psicologo, il quale notava come quando una persona perde una mano sul lavoro la notizia viene riportata con la giusta retorica, ma quando quella stessa persona esce dall&#8217;ospedale non c&#8217;è nessuna struttura pronta ad accogliere il ferito che torna. Quindi si trova sola con un carico di dolore e di aspettative deluse. Cosa può fare uno se per tutta la vita ha fatto l&#8217;artigiano e quindi ha usato la mano? Il problema che poneva lo psicologo è un problema molto sensato, che in Italia non si vuole mai affrontare perché il nostro è un Paese che preferisce gli aspetti emozionali che ci danno una immediata, ma labile, sensazione di empatia. Invece il problema è: adesso questa persona cosa fa? La menomazione è fisica e personale, ma riguarda anche la sua famiglia. La sofferenza di una persona che si trova a casa senza una mano, depressa perché anche incapace di vedere uno sbocco lavorativo o la possibilità di ricollocarsi, ricade infatti sulla comunità: sulla famiglia, sul vicinato, un po&#8217; su tutti insomma. Quindi una comunità attenta è una comunità che si commuove quando c&#8217;è da commuoversi, ma poi si dà da fare per accogliere bene il ferito, per dargli la possibilità di ricollocarsi&#8221;.</p>
<p><strong>A un certo punto dice anche che trasformare il trauma in dolore collettivo vuol dire fare una rigorosa opera di prevenzione. Significa che rimaniamo emotivamente schiacciati, ma che non avendo gli strumenti per reagire finiamo per dimenticare rapidamente tutto?<br />
</strong>&#8220;Il trauma non è raccontabile in quanto non è condivisibile, il dolore invece può essere condiviso. Una persona che subisce un trauma vero è anche incapace di raccontarlo, probabilmente la sua memoria si blocca, non ricorda nulla e non sa come usare le parole. È come se la sua triste esperienza non avesse un seguito, sono gli altri che la possono raccontare, sono gli altri che possono puntare lo zoom sulle sue lacrime, ma non lui. In realtà dovrebbe invece accadere il contrario: è lui che, attraverso un percorso, dovrebbe cercare di ricostruire quanto è accaduto e donarlo a noi, affinché stiamo più attenti. Il problema che la narrativa si deve porre oggi riguarda l&#8217;eccessiva presenza di racconti del trauma, spesso molto superficiali, dettati appunto dall&#8217;emotività e dal momento. Mentre non segue una narrazione del percorso necessario per trasformare il trauma personale in dolore collettivo. Questa è anche la metafora della scrittura. Si scrive per trasformare un trauma in dolore, affinché le esperienze possano essere condivise. Ma si tratta di un compito di tutti, e non solo dell&#8217;arte&#8221;.</p>
<p><strong>L&#8217;anno scorso è stato l&#8217;anno delle morti bianche. O meglio è stato l&#8217;anno in cui questo tema è arrivato nei Tg e sulle prime pagine dei giornali, anche se in realtà il picco si è verificato nel 2006, quando gli infortuni mortali hanno superato quota 1.300. Oggi invece gli incidenti sul lavoro sono quasi del tutto scomparsi dall&#8217;agenda dei media. Quali fatti e quali sentimenti collettivi hanno causato una tale crescita di attenzione e poi di nuovo l&#8217;improvvisa rimozione del tema?<br />
</strong>&#8220;Noi siamo un Paese che ama rimuovere. Ci occupiamo di un tema per vari accidenti quando un giornalista, un giornale o un Tg decidono di porre un problema. Per un po&#8217; di tempo non si parla d&#8217;altro, tutti i nostri politici dicono parole di cordoglio e fanno promesse. E tutto questo sembra farci bene, perché ci rassicura che la cosa sarà risolta da un momento all&#8217;altro e che qualcuno se ne sta occupando per il solo fatto di aver detto delle parole così belle. Poi invece il tema scompare del tutto e solo di tanto in tanto qualcuno ricorda, ma ormai è una voce in affanno, c&#8217;è un altro problema più grosso e più emotivo. Siamo un popolo che preferisce il sentimentalismo al sentimento, la dichiarazione morbosa di intenti all&#8217;analisi del problema. E questo è il risultato. Come diceva lo psicologo l&#8217;opera di manutenzione del post traumatico non esiste, oppure è molto debole e non incide davvero sulle vittime degli infortuni&#8221;.</p>
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		<title>I dati diffusi per la 58esima giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Oct 2008 16:11:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ogni giorno, in Italia, si verificano 2.500 incidenti sul lavoro, muoiono tre persone e 27 rimangono permanentemente invalide. Nel 2007 le morti bianche, secondo i dati Inail, sono state circa 1.200. Oggi sono oltre 800 mila gli invalidi del lavoro e quasi 130 mila i superstiti di caduti sul lavoro. Sono i dati forniti dall’Anmil, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><span>Ogni giorno, in Italia, si verificano 2.500 incidenti sul lavoro, muoiono tre persone e 27 rimangono permanentemente invalide. Nel 2007 le morti bianche, secondo i dati Inail, sono state circa 1.200. Oggi sono oltre 800 mila gli invalidi del lavoro e quasi 130 mila i superstiti di caduti sul lavoro. Sono i dati forniti dall’Anmil, l’Associazione nazionale fra i mutilati e invalidi del lavoro, in occasione della 58esima Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro, che si celebra oggi. Cifre, viene sottolineato, che testimoniano la persistente gravità del fenomeno infortunistico, una delle principali cause di morte, e con «quasi il doppio dei decessi rispetto agli omicidi». Una giornata, sottolinea l’Anmil, per richiamare l’attenzione delle istituzioni, delle forze sociali e dei mezzi di informazione sulla questione. Ma anche occasione «per denunciare le drammatiche condizioni di vita» degli invalidi e dei superstiti delle vittime «per i quali è necessario arrestare &#8211; chiede l’Anmil &#8211; il progressivo deterioramento dei livelli di tutela indennitaria, interrompendo la deriva assistenzialistica verso cui il sistema si sta spingendo negli ultimi anni. Basti pensare che una vedova percepisce in media una rendita di appena 700 euro al mese». Per l’Anmil, allo stesso tempo, deve però «essere un impegno condiviso da tutti quello di arginare il fenomeno degli infortuni sul lavoro, con una vera e responsabile applicazione delle norme per la prevenzione, sia da parte delle aziende che dei lavoratori».</p>
<p>NAPOLITANO &#8211; «È doveroso tenere viva l’attenzione al fenomeno, non demordere nell’allarme sulla sua gravità sociale, applicare e migliorare le norme legislative. È, questo, un obiettivo di civiltà che dobbiamo al sacrificio dei tanti caduti, mutilati ed invalidi sul lavoro». Lo afferma il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in un messaggio inviato all’Anmil. Il Capo dello Stato ricorda infatti che la realtà quotidiana propone «casi drammatici, persino ripetitivi nella loro dinamica, storie personali e familiari di dolore e sofferenze».</p>
<p>FINI E SCHIFANI &#8211; «Il fenomeno delle morti bianche costituisce una emergenza sociale assoluta, che offende la coscienza di ognuno di noi ed impone a tutte le istituzioni un deciso impegno volto a porvi urgentemente fine» ha scritto il presidente della Camera, Gianfranco Fini, in un messaggio indirizzato al presidente dell’Anmil, Pietro Mercandelli.«La sicurezza dei lavoratori rappresenta una priorità assoluta per il nostro paese e questa consapevolezza deve spingerci a un costante impegno per valorizzare e diffondere tra i cittadini una cultura di maggiore attenzione e precauzione negli ambienti lavorativi, dove l’attuazione delle norme a tutela della salute e della vita dei lavoratori deve essere piena ed efficace» ha sottolineato, sempre in un messaggio inviato all’Anmil, il presidente del Senato, Renato Schifani.</p>
<p>Fonte corriere della sera</p>
<p></span></div>
<div>consorzio infotel software tecnici d lgs 81 testo unico 0828 346501</div>
<p><img src="http://www.infotelsistemi.com/wp-content/plugins/wp-o-matic/cache/1fe3d_418703198" alt="" width="1" height="1" /></p>
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		<title>I dati diffusi per la 58esima giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Oct 2008 16:26:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ROMA &#8211; Ogni giorno, in Italia, si verificano 2.500 incidenti sul lavoro, muoiono tre persone e 27 rimangono permanentemente invalide. Nel 2007 le morti bianche, secondo i dati Inail, sono state circa 1.200. Oggi sono oltre 800 mila gli invalidi del lavoro e quasi 130 mila i superstiti di caduti sul lavoro. Sono i dati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="TEXT-ALIGN: justify">ROMA &#8211; Ogni giorno, in Italia, si verificano 2.500 incidenti sul lavoro, muoiono tre persone e 27 rimangono permanentemente invalide. Nel 2007 le morti bianche, secondo i dati Inail, sono state circa 1.200. Oggi sono oltre 800 mila gli invalidi del lavoro e quasi 130 mila i superstiti di caduti sul lavoro. Sono i dati forniti dall’Anmil, l’Associazione nazionale fra i mutilati e invalidi del lavoro, in occasione della 58esima Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro, che si celebra oggi. Cifre, viene sottolineato, che testimoniano la persistente gravità del fenomeno infortunistico, una delle principali cause di morte, e con «quasi il doppio dei decessi rispetto agli omicidi». Una giornata, sottolinea l’Anmil, per richiamare l’attenzione delle istituzioni, delle forze sociali e dei mezzi di informazione sulla questione. Ma anche occasione «per denunciare le drammatiche condizioni di vita» degli invalidi e dei superstiti delle vittime «per i quali è necessario arrestare &#8211; chiede l’Anmil &#8211; il progressivo deterioramento dei livelli di tutela indennitaria, interrompendo la deriva assistenzialistica verso cui il sistema si sta spingendo negli ultimi anni. Basti pensare che una vedova percepisce in media una rendita di appena 700 euro al mese». Per l’Anmil, allo stesso tempo, deve però «essere un impegno condiviso da tutti quello di arginare il fenomeno degli infortuni sul lavoro, con una vera e responsabile applicazione delle norme per la prevenzione, sia da parte delle aziende che dei lavoratori».</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify"> </p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">NAPOLITANO &#8211; «È doveroso tenere viva l’attenzione al fenomeno, non demordere nell’allarme sulla sua gravità sociale, applicare e migliorare le norme legislative. È, questo, un obiettivo di civiltà che dobbiamo al sacrificio dei tanti caduti, mutilati ed invalidi sul lavoro». Lo afferma il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in un messaggio inviato all’Anmil. Il Capo dello Stato ricorda infatti che la realtà quotidiana propone «casi drammatici, persino ripetitivi nella loro dinamica, storie personali e familiari di dolore e sofferenze».</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify"> </p>
<div id="rectangle right" class="right" style="TEXT-ALIGN: justify"><!-- OAS AD '180x150'begin --><script type="text/javascript"></script><!-- OAS AD '180x150' end --></div>
<p style="TEXT-ALIGN: justify">FINI E SCHIFANI &#8211; «Il fenomeno delle morti bianche costituisce una emergenza sociale assoluta, che offende la coscienza di ognuno di noi ed impone a tutte le istituzioni un deciso impegno volto a porvi urgentemente fine» ha scritto il presidente della Camera, Gianfranco Fini, in un messaggio indirizzato al presidente dell’Anmil, Pietro Mercandelli.<br />
«La sicurezza dei lavoratori rappresenta una priorità assoluta per il nostro paese e questa consapevolezza deve spingerci a un costante impegno per valorizzare e diffondere tra i cittadini una cultura di maggiore attenzione e precauzione negli ambienti lavorativi, dove l’attuazione delle norme a tutela della salute e della vita dei lavoratori deve essere piena ed efficace» ha sottolineato, sempre in un messaggio inviato all’Anmil, il presidente del Senato, Renato Schifani.
</p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify"> </p>
<p><span style="font-size: xx-small;"><em>Fonte corriere della sera</em></span></p>
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		<title>Infortuni sul lavoro : Consorzio Infotel</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Oct 2008 22:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel 2007 1200 «morti bianche», gli invalidi del lavoro sono oltre 800mila
I dati diffusi per la 58esima giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro
 
ROMA &#8211; Ogni giorno, in Italia, si verificano 2.500 incidenti sul lavoro, muoiono tre persone e 27 rimangono permanentemente invalide. Nel 2007 le morti bianche, secondo i dati Inail, sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1>Nel 2007 1200 «morti bianche», gli invalidi del lavoro sono oltre 800mila</h1>
<h2>I dati diffusi per la 58esima giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro</h2>
<p> </p>
<p>ROMA &#8211; Ogni giorno, in Italia, si verificano 2.500 incidenti sul lavoro, muoiono tre persone e 27 rimangono permanentemente invalide. Nel 2007 le morti bianche, secondo i dati Inail, sono state circa 1.200. Oggi sono oltre 800 mila gli invalidi del lavoro e quasi 130 mila i superstiti di caduti sul lavoro. Sono i dati forniti dall&#8217;Anmil, l&#8217;Associazione nazionale fra i mutilati e invalidi del lavoro, in occasione della 58esima Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro, che si celebra oggi. Cifre, viene sottolineato, che testimoniano la persistente gravità del fenomeno infortunistico, una delle principali cause di morte, e con «quasi il doppio dei decessi rispetto agli omicidi». Una giornata, sottolinea l&#8217;Anmil, per richiamare l&#8217;attenzione delle istituzioni, delle forze sociali e dei mezzi di informazione sulla questione. Ma anche occasione «per denunciare le drammatiche condizioni di vita» degli invalidi e dei superstiti delle vittime «per i quali è necessario arrestare &#8211; chiede l&#8217;Anmil &#8211; il progressivo deterioramento dei livelli di tutela indennitaria, interrompendo la deriva assistenzialistica verso cui il sistema si sta spingendo negli ultimi anni. Basti pensare che una vedova percepisce in media una rendita di appena 700 euro al mese». Per l&#8217;Anmil, allo stesso tempo, deve però «essere un impegno condiviso da tutti quello di arginare il fenomeno degli infortuni sul lavoro, con una vera e responsabile applicazione delle norme per la prevenzione, sia da parte delle aziende che dei lavoratori».</p>
<p> </p>
<p>NAPOLITANO &#8211; «È doveroso tenere viva l&#8217;attenzione al fenomeno, non demordere nell&#8217;allarme sulla sua gravità sociale, applicare e migliorare le norme legislative. È, questo, un obiettivo di civiltà che dobbiamo al sacrificio dei tanti caduti, mutilati ed invalidi sul lavoro». Lo afferma il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in un messaggio inviato all&#8217;Anmil. Il Capo dello Stato ricorda infatti che la realtà quotidiana propone «casi drammatici, persino ripetitivi nella loro dinamica, storie personali e familiari di dolore e sofferenze».</p>
<p> </p>
<div id="rectangle right" class="right"><!-- OAS AD '180x150'begin --><script type="text/javascript"></script><!-- OAS AD '180x150' end --></div>
<p>FINI E SCHIFANI &#8211; «Il fenomeno delle morti bianche costituisce una emergenza sociale assoluta, che offende la coscienza di ognuno di noi ed impone a tutte le istituzioni un deciso impegno volto a porvi urgentemente fine» ha scritto il presidente della Camera, Gianfranco Fini, in un messaggio indirizzato al presidente dell&#8217;Anmil, Pietro Mercandelli.<br />
«La sicurezza dei lavoratori rappresenta una priorità assoluta per il nostro paese e questa consapevolezza deve spingerci a un costante impegno per valorizzare e diffondere tra i cittadini una cultura di maggiore attenzione e precauzione negli ambienti lavorativi, dove l&#8217;attuazione delle norme a tutela della salute e della vita dei lavoratori deve essere piena ed efficace» ha sottolineato, sempre in un messaggio inviato all&#8217;Anmil, il presidente del Senato, Renato Schifani.</p>
<p> </p>
<p><span style="font-size: xx-small;"><em>Fonte corriere della sera</em></span></p>
<p><!-- google_ad_section_end -->Infotel Software, info@consorzioinfotel.it 0828 34.65.01 infortuni sul lavoro, d lgs 81, infotel, dlgs81, d.lgs81, d. lgs. 81</p>
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		</item>
		<item>
		<title>I DATI DEL RAPPORTO ANNUALE 2007 IN PILLOLE</title>
		<link>http://www.infotelsistemi.com/2008/05/i-dati-del-rapporto-annuale-2007-in-pillole/</link>
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		<pubDate>Thu, 08 May 2008 23:59:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[infotel]]></category>
		<category><![CDATA[Infortuni sul lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[morti bianche]]></category>

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		<description><![CDATA[


  Infortuni sul lavoro
· Infortuni sul lavoro denunciati: 912.615 (-1,7%  rispetto al 2006)
·   Ripartizione degli infortuni per gestione: 826.312 nell’Industria e   Servizi (90,5%); 57.155 nell’Agricoltura (6,3%); 29.148 fra i   dipendenti dello Stato (3,2%)
· Infortuni ai lavoratori atipici: parasubordinati +5,7% e interinali +13,6%  rispetto al 2006
· Oltre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><a href="http://sicurezza626.blogspot.com/2008/08/i-dati-del-rapporto-annuale-2007-in.html"><br />
</a></h3>
<p><a href="http://3.bp.blogspot.com/_uasvWinZ0Ik/SLVcGlsZbNI/AAAAAAAAAWI/aMEU6yQv12I/s1600-h/90CAPPELLO.jpg"><img style="margin:0pt 10px 10px 0pt;float:left;cursor:pointer" src="http://3.bp.blogspot.com/_uasvWinZ0Ik/SLVcGlsZbNI/AAAAAAAAAWI/aMEU6yQv12I/s400/90CAPPELLO.jpg" border="0" alt="" /></a></p>
<p><span style="font-size:100%"> <span style="font-weight: bold; font-size: 130%; font-style: italic; font-family: verdana; color: #990000;"> Infortuni sul lavoro</span></span></p>
<p><span style="font-family: verdana;">· Infortuni sul lavoro denunciati: 912.615 (-1,7%  rispetto al 2006)</span></p>
<p>·   Ripartizione degli infortuni per gestione: 826.312 nell’Industria e   Servizi (90,5%); 57.155 nell’Agricoltura (6,3%); 29.148 fra i   dipendenti dello Stato (3,2%)</p>
<p>· Infortuni ai lavoratori atipici: parasubordinati +5,7% e interinali +13,6%  rispetto al 2006</p>
<p>· Oltre il 60% degli infortuni sono concentrati nel Nord industrializzato</p>
<p>· L’Umbria si conferma al primo posto per indice di frequenza infortunistica</p>
<p>· Infortuni nel periodo 2001-2007: -10,8%</p>
<p>· Infortuni occorsi a lavoratori stranieri: 140mila (+8,7% rispetto al 2006)</p>
<p>·   I lavoratori stranieri hanno un’incidenza infortunistica più elevata   rispetto a quella degli italiani (47 infortuni denunciati ogni 1.000   occupati contro 41)</p>
<p><span style="font-weight: bold; font-size: 130%; color: #990000;">Morti  bianche</span></p>
<p><span style="font-family: verdana;">· Casi mortali nel 2007 (dato provvisorio, denunce  pervenute al 30 aprile 2008): 1.170 (-12,8% rispetto al 2006)</span></p>
<p>· Casi mortali nel 2007 (stima dato consolidato): 1.210 (-9,8% rispetto al  2006)</p>
<p>·   Ripartizione dei casi mortali per gestione (dati provvisori): 98   nell’Agricoltura; 1.058 nell’Industria e Servizi; 14 fra i dipendenti   dello Stato</p>
<p>· Casi mortali in itinere sul totale di 1.170 morti bianche: 296 (+8%  rispetto al 2006)</p>
<p>· Più del 50% delle morti bianche sono state causate dalla circolazione  stradale</p>
<p>· Casi mortali nel periodo 2001-2007: -24,3% (sul dato provvisorio 2007 di  1.170 morti bianche)</p>
<p>· Infortuni mortali avvenuti in occasione di lavoro nel periodo 2001-2007:  -30,1% (sul dato provvisorio 2007)</p>
<p>· Infortuni mortali in itinere nel 2007 circa 300, in calo del 14%  nell’ultimo quinquennio</p>
<p>· I settori più rischiosi sono quelli dell’Industria pesante, delle  Costruzioni e dei Trasporti</p>
<p>· Casi mortali 2005 confronto U.E.: Italia in linea con Euro-Area</p>
<p><span style="font-weight:bold;font-size:78%"> Fonte INAIL</span><img src="http://c.services.spaces.live.com/CollectionWebService/c.gif?cid=-3920102051277558001&amp;page=RSS%3a+I+DATI+DEL+RAPPORTO+ANNUALE+2007+IN+PILLOLE&amp;referrer=" border="0" alt="" width="1" height="1" /></p>
<p><img style="position:absolute" src="http://c.live.com/c.gif?NC=31263&amp;NA=1149&amp;PI=81871&amp;RF=&amp;DI=3919&amp;PS=85545&amp;TP=infotelsoftware.spaces.live.com&amp;GT1=infotelsoftware" alt="" width="0" height="0" /></p>
<img src="http://www.infotelsistemi.com/?ak_action=api_record_view&id=318&type=feed" alt="" />]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>L’ANDAMENTO INFORTUNISTICO NEL 2007 _ 2</title>
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		<pubDate>Tue, 06 May 2008 23:59:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[infotel]]></category>
		<category><![CDATA[bilancio infortunistico dell’INAIL]]></category>
		<category><![CDATA[malattie professionali]]></category>
		<category><![CDATA[morti bianche]]></category>
		<category><![CDATA[PRIME PROIEZIONI 2008]]></category>

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		<description><![CDATA[Alla data di rilevazione   ufficiale del 30 aprile 2008, il bilancio infortunistico dell’INAIL per   l’anno 2007 si presenta statisticamente più favorevole rispetto a   quello dell’anno precedente, sia per l’andamento generale del fenomeno,   sia soprattutto per quel che riguarda gli infortuni mortali.    L’INAIL   [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Alla data di rilevazione   ufficiale del <strong>30 aprile 2008</strong>, il bilancio infortunistico dell’INAIL per   l’anno 2007 si presenta statisticamente più favorevole rispetto a   quello dell’anno precedente, sia per l’andamento generale del fenomeno,   sia soprattutto per quel che riguarda gli infortuni mortali.    L’INAIL   ha registrato, infatti, 912.615 denunce di infortuni avvenuti nel 2007:   circa 15.500 casi in meno rispetto all’anno precedente, pari ad una   flessione dell’1,7 per cento (superiore, dunque, al -1,3% che si era   registrato nel 2006). Il calo risulta più significativo alla luce del   fatto che nel 2007 il numero degli occupati (fonte ISTAT) è cresciuto   dell’1 per cento; in termini relativi, il miglioramento reale è,   dunque, del 2,7%.</p>
<p>Il calo infortunistico è risultato più   consistente in Agricoltura (-9,4%) e sostenuto anche nell’Industria e   Servizi (-1,2%), mentre per i Dipendenti dello Stato si è registrato un   aumento dell’1,5%, sulla scia degli incrementi già osservati negli anni   precedenti (si tratta, comunque, di poche centinaia di casi).    In crescita gli infortuni in itinere, passati complessivamente dai circa 92.497  casi del 2006 ai 94.503 del 2007 (+2,2%).    L’analisi   territoriale evidenzia come la riduzione degli infortuni ha riguardato   praticamente tutte le regioni italiane, ad esclusione della Sicilia   (+4,1%), del Lazio, della Calabria e della Provincia autonoma di   Bolzano (dove, peraltro, si realizzano incrementi inferiori al mezzo   punto percentuale). Per ripartizione geografica si distingue il Sud con   un calo del 3,3%, seguito dal Nord-Est (-2,2%) e dal Nord Ovest   (-1,6%). Più contenuto il calo al Centro (-1,1%), mentre in   controtendenza l’andamento delle Isole (+2,4%), derivante   esclusivamente dal sostenuto incremento della Sicilia. Oltre il 60%   degli infortuni è concentrato nel Nord industrializzato: nel Nord-Est,   in particolare, sono stati denunciati nel 2007 quasi 299mila casi, un   terzo del totale nazionale.   La regione con l’indice di frequenza   infortunistica più elevato è l’Umbria, per la quale si è registrato un   indice maggiore di quasi il 47% rispetto alla media nazionale, comunque   in calo rispetto al triennio precedente. Seguono il Friuli Venezia   Giulia e l’Emilia Romagna. Bene le Marche, passate dal settimo al nono   posto. In fondo alla graduatoria troviamo sempre la Sicilia (-21%   rispetto alla media nazionale), la Campania (-30% rispetto alla media   nazionale) e soprattutto il Lazio (-33% rispetto alla media nazionale).   Sono   le due principali forme di lavoro atipico, i lavoratori parasubordinati   e i lavoratori interinali, ad aver fatto registrare nel 2007 sensibili   incrementi in termini di infortuni (rispettivamente il +13,6% e il   +5,7% rispetto al 2006). La situazione è analoga per quanto riguarda   l’andamento degli infortuni mortali, anche se si tratta,   statisticamente parlando, di piccoli numeri e, per la maggior parte, di   infortuni avvenuti “in itinere”.   La percentuale di donne che   subiscono infortuni sul lavoro si mantiene sostanzialmente stabile   anche per il 2007 (sui valori intorno al 27,5%). Alla diminuzione nel   2007 del fenomeno infortunistico hanno contribuito, in pratica, solo i   maschi (-2,5%).    Per entrambi i sessi quasi l’80% degli infortuni   si concentra nelle fasce d’età centrali (18-34 e 35-49 anni) con una   decisa prevalenza nella classe 35-49 anni, soprattutto per le donne.   I   lavoratori stranieri assicurati all’INAIL nel 2007 sono quasi tre   milioni, in crescita del 19,5% rispetto all’anno precedente.   L’incremento si riflette anche sugli infortuni sul lavoro in crescita   dell’8,7% rispetto all’anno precedente (140.579 denunce contro le   129.303 del 2006), in una progressione in controtendenza rispetto   all’andamento infortunistico generale. La percentuale di infortuni   attribuibili a lavoratori stranieri sul totale dei lavoratori ha ormai   superato il 15%.    Nei confronti europei, sulla base dei tassi di   incidenza relativi agli infortuni in complesso forniti da Eurostat,   viene confermata, anche nel 2005 (ultimo anno reso disponibile) la   favorevole posizione dell’Italia rispetto alla media europea. Il nostro   Paese presenta, infatti, un indice pari a 2.900 infortuni per 100.000   occupati, al di sotto sia del valore riscontrato per Euro-Area (3.545),   sia per quello della U.E. dei 15 (3.098); la graduatoria risultante   dalle statistiche armonizzate, colloca l’Italia ben al di sotto quindi   di Paesi assimilabili al nostro come Spagna, Francia e Germania.</p>
<p><strong>MORTI BIANCHE</strong></p>
<p>I   casi mortali denunciati all’INAIL per il 2007, alla data del 30 aprile   2008, sono stati 1.170, ovvero 171 in meno rispetto ai 1.341 dell’anno   precedente. Questa flessione sostenuta, pari al -12,8%, si registra sia   in Agricoltura (-21%) che nell’Industria e Servizi (-12%), mentre c’è   da rilevare un aumento di 2 casi (da 12 a 14) per i Dipendenti Statali.   Il dato è, però, ancora provvisorio. Sulla base delle stime   previsionali effettuate e dell&#8217;andamento delle denunce pervenute negli   ultimi mesi, infatti, il numero definitivo degli infortuni mortali   dovrebbe attestarsi intorno ai 1.210 casi.</p>
<p>Poco più del 50 per   cento delle morti bianche sono state causate dalla circolazione   stradale, comprese quelle occorse nell’esercizio di un’attività   lavorativa e quelle “in itinere”.    Gli infortuni mortali avvenuti   in occasione di lavoro, fanno registrare una diminuzione del 18,1%   rispetto all’anno precedente e del 30,1% nel periodo 2001-2007.    Gli infortuni mortali in itinere sono invece aumentati dell’8% rispetto al 2006  (da 274 a 296 casi).   I settori più rischiosi sono quelli dell’Industria pesante, delle Costruzioni e  dei Trasporti.   I   dati forniti da Eurostat relativi al 2005 indicano per i casi mortali   che l&#8217;Italia, con un indice nazionale di 2,6 decessi per 100.000   occupati, si colloca al di sopra del dato rilevato per i 15 Stati   membri (2,3), ma praticamente in linea con quello registrato   nell’Euro-Area (2,5), che comprende Paesi più omogenei al nostro sia   dal punto di vista dei sistemi assicurativi, sia di quello della   omogeneità e completezza dei dati.</p>
<p><strong>MALATTIE PROFESSIONALI</strong></p>
<p>Il   2007 si impone come punto di rottura rispetto agli anni precedenti per   quanto riguarda l’andamento delle malattie professionali. Nell’ultimo   anno l’INAIL ha infatti acquisito 28.497 denunce, quasi 2000 casi in   più rispetto al 2006 (+ 7%). Un aumento notevole e improvviso, ma in   qualche modo anche comprensibile. Negli ultimi anni da più parti è   stata segnalata, infatti, una possibile sottostima del fenomeno   tecnopatico e si è invocato un maggiore intervento delle istituzioni,   sia in tema di prevenzione che di estensione della tutela assicurativa.   L’INAIL, dal canto suo, si è impegnata in una campagna di informazione   sul fenomeno rivolta in particolare ai medici di famiglia. Pertanto   l’aumento delle denunce può essere ricondotto anche a una maggiore   sensibilizzazione e presa di coscienza da parte di tutte le figure   professionali interessate (lavoratori, datori di lavoro e chi presta   loro la prima consulenza professionale, medici di famiglia e   organizzazioni sindacali).</p>
<p>Le denunce di malattie   professionali per l’Industria e Servizi registrano un aumento del 6,4%   rispetto all’anno precedente (1.600 casi in più). Anche in Agricoltura   si assiste a una recrudescenza del fenomeno, col 14% in più di denunce   registrate rispetto al 2006. Ancor più alto l’aumento, in termini   percentuali, tra i Dipendenti dello Stato: dai 319 casi del 2006 si è   passati a 391 casi nel 2007 (+22,6%), 162 denunce in più rispetto alle   229 del 2003 (+70,7%).    Le malattie non tabellate, per le quali   occorre provare l’origine professionale, rappresentano la componente   preponderante del fenomeno tecnopatico. Nel 2003 erano il 75%, nel 2007   l’84% (al netto degli indeterminati).   Al primo posto si confermano   ipoacusia e sordità, la cui incidenza è però diminuita nel corso degli   anni. In aumento nell’ultimo quinquennio patologie che hanno visto   raddoppiare se non triplicare il numero dei casi denunciati: tendiniti,   affezioni dei dischi intervertebrali, artrosi e sindrome del tunnel   carpale.</p>
<p><span style="color: #888888;"><br />
</span></p>
<p><strong><span style="color: #000000;">PRIME PROIEZIONI 2008</span></strong></p>
<p>Dalle prime elaborazioni   effettuate sui dati degli infortuni avvenuti nel primo quadrimestre   2008, emergono segnali non entusiasmanti. Trattandosi di dati non   consolidati, però, qualsiasi tipo di previsione è prematura.</p>
<p>Allo   stato attuale, per quanto riguarda l’anno 2008, sono disponibili i dati   grezzi relativi agli infortuni avvenuti nei primi quattro mesi   dell’anno e le cui segnalazioni sono state acquisite alla data del 30   maggio 2008. Tali dati sono stati sottoposti all’applicazione del   modello statistico-previsionale e i risultati sono stati messi a   confronto con quelli, consolidati, relativi all’analogo periodo 2007.</p>
<p>Le   prime stime sul consolidamento dei dati mensili indicano un calo   complessivo degli infortuni nel primo quadrimestre 2008 che è   valutabile, ad oggi, nell’ordine dell’1%- 1,2% rispetto allo stesso   periodo dell’anno precedente, in misura cioè più ridotta rispetto alla   variazione annua 2007. Il calo sarebbe determinato principalmente da   una diminuzione accentuata del fenomeno nell’Agricoltura che, sempre   stando alle stime, dovrebbe subire un calo compreso tra il 3% e il 5%.   Mentre la flessione dell’Industria e Servizi dovrebbe oscillare intorno   al punto percentuale; per i dipendenti dello Stato, invece, prosegue la   tendenza alla crescita in atto ormai da alcuni anni. Molto consistente   il calo temporaneamente registrato per il settore delle Costruzioni.</p>
<p>La   modesta flessione che si prospetta per il 2008, se confermata anche nei   successivi restanti mesi dell’anno, non si può certo ritenere   soddisfacente, sia perché segnerebbe un passo indietro rispetto   all’anno precedente, sia perché proprio il 2008 rappresenta l’anno di   inizio della serie quinquennale che dovrà essere posta sotto   osservazione per il perseguimento degli indirizzi strategici stabiliti   dalla Comunità Europea. La Direttiva Comunitaria n. 62 del 21 febbraio   2007 prevede, infatti, per i Paesi U.E. una riduzione degli infortuni   sul lavoro del 25% nel periodo 2007-2012.</p>
<p><img src="http://c.services.spaces.live.com/CollectionWebService/c.gif?cid=-3920102051277558001&amp;page=RSS%3a+L%e2%80%99ANDAMENTO+INFORTUNISTICO+NEL+2007+_+2&amp;referrer=" border="0" alt="" width="1" height="1" /><img style="position:absolute" src="http://c.live.com/c.gif?NC=31263&amp;NA=1149&amp;PI=81871&amp;RF=&amp;DI=3919&amp;PS=85545&amp;TP=infotelsoftware.spaces.live.com&amp;GT1=infotelsoftware" alt="" width="0" height="0" /></p>
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		<title>Statistiche Sicurezza Lavoro</title>
		<link>http://www.infotelsistemi.com/2008/03/statistiche-sicurezza-lavoro/</link>
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		<pubDate>Fri, 29 Feb 2008 23:59:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[morti bianche]]></category>
		<category><![CDATA[statistiche morti lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[ L&#8217;Autorità europea per la sicurezza e la salute sul lavoro raccoglie statistiche  sulla SSL (sicurezza e salute sul lavoro) e dati di indagini effettuate in tutto  il mondo.
Le relazioni statistiche dell&#8217;Agenzia investono ambiti come  gli infortuni sul lavoro, le tendenze demografiche e le malattie professionali.  Le relazioni prodotte dall&#8217;Osservatorio europeo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> L&#8217;Autorità europea per la sicurezza e la salute sul lavoro raccoglie statistiche  sulla SSL (sicurezza e salute sul lavoro) e dati di indagini effettuate in tutto  il mondo.</strong></p>
<p>Le relazioni statistiche dell&#8217;Agenzia investono ambiti come  gli infortuni sul lavoro, le tendenze demografiche e le malattie professionali.  Le relazioni prodotte dall&#8217;Osservatorio europeo dei rischi dell&#8217;Agenzia  analizzano fonti di dati a livello nazionale ed europeo e descrivono le  implicazioni di queste cifre per la sicurezza e la salute sul lavoro .</p>
<p>L&#8217;Agenzia opera in stretta collaborazione con la Fondazione europea per il  miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro e con Eurostat, l&#8217;Ufficio  statistico dell&#8217;UE, allo scopo di tracciare un quadro chiaro della sicurezza e  della salute sul lavoro nell&#8217;UE.</p>
<p><strong>*  Statistiche europee in materia di SSL   * European OSH Surveys</strong></p>
<p>Tendenze europee in materia di occupazione La strategia e  la pratica in materia di SSL (sicurezza e salute sul lavoro) devono adeguarsi.  Gli ambienti di lavoro sono in continua evoluzione, per via dell&#8217;introduzione di  nuove tecnologie, dei cambiamenti dell&#8217;organizzazione del lavoro e delle  trasformazioni delle condizioni economiche, sociali e demografiche.</p>
<p><strong><em>La forza lavoro  in Europa:</em></strong></p>
<p>* sta invecchiando   * è sempre più costituita da donne   * fa affidamento su una percentuale crescente di lavoratori migranti, sia legali  sia clandestini   * è impiegata più di frequente per lavori temporanei e a tempo parziale   * fa un uso crescente di nuove tecnologie.</p>
<p>Statistiche chiave  sulla SSL   L&#8217;Agenzia   raccoglie e pubblica statistiche relative ai principali argomenti in   materia di salute e sicurezza e relative alla gran parte dei settori   pericolosi. Ecco alcuni dei più significativi:</p>
<p><strong> Agricoltura</strong> La   percentuale di incidenti mortali negli Stati membri dell&#8217;UE a 15 è di   12,6 ogni 100 000 lavoratori; per quanto riguarda, invece, gli   infortuni che determinano un&#8217;assenza dal lavoro superiore ai tre giorni   la cifra supera i 6 000 casi ogni 100 000 lavoratori. Si tratta di   alcune delle più alte percentuali relative a tutti i settori economici.   Negli Stati membri dell&#8217;UE a 15 solo il 4% della popolazione attiva è   impiegato nell&#8217;agricoltura, mentre nei nuovi Stati membri la   percentuale raggiunge il 13,4%.</p>
<p><strong>Edilizia</strong> Circa   1 300 lavoratori muoiono ogni anno: ciò equivale a 13 lavoratori ogni   100 000, più del doppio rispetto alla media degli altri settori.</p>
<p><strong> Istruzione</strong> Circa   il 15% dei lavoratori del settore dell&#8217;istruzione in Europa, dagli   insegnanti ai cuochi al personale amministrativo, è vittima di violenze   fisiche o verbali sul lavoro.</p>
<p><strong> L&#8217;Autorità europea per la sicurezza e la salute sul lavoro raccoglie statistiche  sulla SSL (sicurezza e salute sul lavoro) e dati di indagini effettuate in tutto  il mondo.</strong></p>
<p>Le relazioni statistiche dell&#8217;Agenzia investono ambiti come  gli infortuni sul lavoro, le tendenze demografiche e le malattie professionali.  Le relazioni prodotte dall&#8217;Osservatorio europeo dei rischi dell&#8217;Agenzia  analizzano fonti di dati a livello nazionale ed europeo e descrivono le  implicazioni di queste cifre per la sicurezza e la salute sul lavoro .</p>
<p>L&#8217;Agenzia opera in stretta collaborazione con la Fondazione europea per il  miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro e con Eurostat, l&#8217;Ufficio  statistico dell&#8217;UE, allo scopo di tracciare un quadro chiaro della sicurezza e  della salute sul lavoro nell&#8217;UE.</p>
<p><strong>*  Statistiche europee in materia di SSL   * European OSH Surveys</strong></p>
<p>Tendenze europee in materia di occupazione La strategia e  la pratica in materia di SSL (sicurezza e salute sul lavoro) devono adeguarsi.  Gli ambienti di lavoro sono in continua evoluzione, per via dell&#8217;introduzione di  nuove tecnologie, dei cambiamenti dell&#8217;organizzazione del lavoro e delle  trasformazioni delle condizioni economiche, sociali e demografiche.</p>
<p><strong><em>La forza lavoro  in Europa:</em></strong></p>
<p>* sta invecchiando   * è sempre più costituita da donne   * fa affidamento su una percentuale crescente di lavoratori migranti, sia legali  sia clandestini   * è impiegata più di frequente per lavori temporanei e a tempo parziale   * fa un uso crescente di nuove tecnologie.</p>
<p>Statistiche chiave  sulla SSL   L&#8217;Agenzia   raccoglie e pubblica statistiche relative ai principali argomenti in   materia di salute e sicurezza e relative alla gran parte dei settori   pericolosi. Ecco alcuni dei più significativi:</p>
<p><strong> Agricoltura</strong> La   percentuale di incidenti mortali negli Stati membri dell&#8217;UE a 15 è di   12,6 ogni 100 000 lavoratori; per quanto riguarda, invece, gli   infortuni che determinano un&#8217;assenza dal lavoro superiore ai tre giorni   la cifra supera i 6 000 casi ogni 100 000 lavoratori. Si tratta di   alcune delle più alte percentuali relative a tutti i settori economici.   Negli Stati membri dell&#8217;UE a 15 solo il 4% della popolazione attiva è   impiegato nell&#8217;agricoltura, mentre nei nuovi Stati membri la   percentuale raggiunge il 13,4%.</p>
<p><strong>Edilizia</strong> Circa   1 300 lavoratori muoiono ogni anno: ciò equivale a 13 lavoratori ogni   100 000, più del doppio rispetto alla media degli altri settori.</p>
<p><strong> Istruzione</strong> Circa   il 15% dei lavoratori del settore dell&#8217;istruzione in Europa, dagli   insegnanti ai cuochi al personale amministrativo, è vittima di violenze   fisiche o verbali sul lavoro.</p>
<p><strong> L&#8217;Autorità europea per la sicurezza e la salute sul lavoro raccoglie statistiche  sulla SSL (sicurezza e salute sul lavoro) e dati di indagini effettuate in tutto  il mondo.</strong></p>
<p>Le relazioni statistiche dell&#8217;Agenzia investono ambiti come  gli infortuni sul lavoro, le tendenze demografiche e le malattie professionali.  Le relazioni prodotte dall&#8217;Osservatorio europeo dei rischi dell&#8217;Agenzia  analizzano fonti di dati a livello nazionale ed europeo e descrivono le  implicazioni di queste cifre per la sicurezza e la salute sul lavoro .</p>
<p>L&#8217;Agenzia opera in stretta collaborazione con la Fondazione europea per il  miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro e con Eurostat, l&#8217;Ufficio  statistico dell&#8217;UE, allo scopo di tracciare un quadro chiaro della sicurezza e  della salute sul lavoro nell&#8217;UE.</p>
<p><strong>*  Statistiche europee in materia di SSL   * European OSH Surveys</strong></p>
<p>Tendenze europee in materia di occupazione La strategia e  la pratica in materia di SSL (sicurezza e salute sul lavoro) devono adeguarsi.  Gli ambienti di lavoro sono in continua evoluzione, per via dell&#8217;introduzione di  nuove tecnologie, dei cambiamenti dell&#8217;organizzazione del lavoro e delle  trasformazioni delle condizioni economiche, sociali e demografiche.</p>
<p><strong><em>La forza lavoro  in Europa:</em></strong></p>
<p>* sta invecchiando   * è sempre più costituita da donne   * fa affidamento su una percentuale crescente di lavoratori migranti, sia legali  sia clandestini   * è impiegata più di frequente per lavori temporanei e a tempo parziale   * fa un uso crescente di nuove tecnologie.</p>
<p>Statistiche chiave  sulla SSL   L&#8217;Agenzia   raccoglie e pubblica statistiche relative ai principali argomenti in   materia di salute e sicurezza e relative alla gran parte dei settori   pericolosi. Ecco alcuni dei più significativi:</p>
<p><strong> Agricoltura</strong> La   percentuale di incidenti mortali negli Stati membri dell&#8217;UE a 15 è di   12,6 ogni 100 000 lavoratori; per quanto riguarda, invece, gli   infortuni che determinano un&#8217;assenza dal lavoro superiore ai tre giorni   la cifra supera i 6 000 casi ogni 100 000 lavoratori. Si tratta di   alcune delle più alte percentuali relative a tutti i settori economici.   Negli Stati membri dell&#8217;UE a 15 solo il 4% della popolazione attiva è   impiegato nell&#8217;agricoltura, mentre nei nuovi Stati membri la   percentuale raggiunge il 13,4%.</p>
<p><strong>Edilizia</strong> Circa   1 300 lavoratori muoiono ogni anno: ciò equivale a 13 lavoratori ogni   100 000, più del doppio rispetto alla media degli altri settori.</p>
<p><strong> Istruzione</strong> Circa   il 15% dei lavoratori del settore dell&#8217;istruzione in Europa, dagli   insegnanti ai cuochi al personale amministrativo, è vittima di violenze   fisiche o verbali sul lavoro.</p>
<p><strong> L&#8217;Autorità europea per la sicurezza e la salute sul lavoro raccoglie statistiche  sulla SSL (sicurezza e salute sul lavoro) e dati di indagini effettuate in tutto  il mondo.</strong></p>
<p>Le relazioni statistiche dell&#8217;Agenzia investono ambiti come  gli infortuni sul lavoro, le tendenze demografiche e le malattie professionali.  Le relazioni prodotte dall&#8217;Osservatorio europeo dei rischi dell&#8217;Agenzia  analizzano fonti di dati a livello nazionale ed europeo e descrivono le  implicazioni di queste cifre per la sicurezza e la salute sul lavoro .</p>
<p>L&#8217;Agenzia opera in stretta collaborazione con la Fondazione europea per il  miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro e con Eurostat, l&#8217;Ufficio  statistico dell&#8217;UE, allo scopo di tracciare un quadro chiaro della sicurezza e  della salute sul lavoro nell&#8217;UE.</p>
<p><strong>*  Statistiche europee in materia di SSL   * European OSH Surveys</strong></p>
<p>Tendenze europee in materia di occupazione La strategia e  la pratica in materia di SSL (sicurezza e salute sul lavoro) devono adeguarsi.  Gli ambienti di lavoro sono in continua evoluzione, per via dell&#8217;introduzione di  nuove tecnologie, dei cambiamenti dell&#8217;organizzazione del lavoro e delle  trasformazioni delle condizioni economiche, sociali e demografiche.</p>
<p><strong><em>La forza lavoro  in Europa:</em></strong></p>
<p>* sta invecchiando   * è sempre più costituita da donne   * fa affidamento su una percentuale crescente di lavoratori migranti, sia legali  sia clandestini   * è impiegata più di frequente per lavori temporanei e a tempo parziale   * fa un uso crescente di nuove tecnologie.</p>
<p>Statistiche chiave  sulla SSL   L&#8217;Agenzia   raccoglie e pubblica statistiche relative ai principali argomenti in   materia di salute e sicurezza e relative alla gran parte dei settori   pericolosi. Ecco alcuni dei più significativi:</p>
<p><strong> Agricoltura</strong> La   percentuale di incidenti mortali negli Stati membri dell&#8217;UE a 15 è di   12,6 ogni 100 000 lavoratori; per quanto riguarda, invece, gli   infortuni che determinano un&#8217;assenza dal lavoro superiore ai tre giorni   la cifra supera i 6 000 casi ogni 100 000 lavoratori. Si tratta di   alcune delle più alte percentuali relative a tutti i settori economici.   Negli Stati membri dell&#8217;UE a 15 solo il 4% della popolazione attiva è   impiegato nell&#8217;agricoltura, mentre nei nuovi Stati membri la   percentuale raggiunge il 13,4%.</p>
<p><strong>Edilizia</strong> Circa   1 300 lavoratori muoiono ogni anno: ciò equivale a 13 lavoratori ogni   100 000, più del doppio rispetto alla media degli altri settori.</p>
<p><strong> Istruzione</strong> Circa   il 15% dei lavoratori del settore dell&#8217;istruzione in Europa, dagli   insegnanti ai cuochi al personale amministrativo, è vittima di violenze   fisiche o verbali sul lavoro.</p>
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